Laggiù,
creste di coste alpine trasportano derive di nuvole,
radianti squarci di petto, agili passi fragili
tentano il tentato calore, abbraccio-ripudio che a me anela
nel poco fuoco che soffoco e perdo, ancora palesi spazi
che vanno dove hanno già saputa ogni cosa.Quaggiù,
autografati scarabocchi blateranti, uno, mille, tanti
sono zampe e passi di arlecchini in grazia di tenebra
vanno verso brillanti astri pesanti, perduti starnazzi
ambulanti e pacifici, immondi come caffè di rovescio
su tela-inganno, dinamite inesplosa dentro cuore d’oceano.Ovunque,
traboccano voci informe pronte all’acuta sevizia
ora cordiale saluto che diventa lucente chiave-fortezza
rimedio in medicina, costante pura, varco di carne plagiata
a-mareggiata spumosa come contorto salto nel buio dal trapezio
ogni dove è solo il muto bisogno delle cose.